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Il vapore surriscaldato prodotto in caldaia a recupero, del tipo "a circolazione naturale", con pressione di esercizio di 40 bar e produzione di vapore surriscaldato a 400°C, viene immesso nella turbina a vapore, del tipo a condensazione bi-stadio, la quale alimenta l'alternatore che produce l'energia elettrica successivamente inviata ad un apposito trasformatore che eleva la tensione fino al valore di 20.000 Volt della rete Enel.

Il ciclo termico di recupero energetico è costituito da un classico ciclo acqua/vapore (con parametri vapore 40 bar e 400°C), per la produzione di energia elettrica tramite un gruppo turbina-generatore.

L'acqua di alimento è prelevata da un apposito serbatoio e pompata nella caldaia. Nella caldaia, grazie al calore sprigionato dalla combustione dei rifiuti, si produce vapore surriscaldato. Il vapore così ottenuto viene immesso in una turbina, nella quale si espande in condizioni ottimali fino alla pressione di condensazione di ca. 0.07 bar(a). L'energia meccanica prodotta dalla turbina è trasferita al generatore che produce energia elettrica, in parte assorbita dalle utenze dell'impianto stesso, mentre quella in esubero è immessa nella rete pubblica.

Il vapore in uscita dalla turbina è condotto in un condensatore aerotermico all'interno del quale avviene il cambiamento di stato dalla fase gassosa a quella liquida.

Il condensato è raccolto in un recipiente chiuso posto sotto al condensatore e da qui pompato nel degasatore che ha la funzione di rimuovere dall'acqua eventuali gas introdottisi, i quali avrebbero effetti corrosivi in particolare nella caldaia.
Nel degasatore è immessa anche l'acqua di reintegro prodotta da un impianto di demineralizzazione. Il reintegro compensa gli spurghi della caldaia e le altre perdite del ciclo termico.

Il vapore prodotto dall'impianto viene impiegato per la produzione di energia elettrica (ca.3 MW) di cui solo il 20% viene utilizzata in loco per l'autoconsumo, la restante quota viene immessa in rete e venduta nel mercato libero.